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Senza gli immigrati, l’economia italiana sarebbe messa ancora peggio | VICE | Italia

http://www.vice.com/it/read/macro-contributo-economico-immigrazione-045

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Cassazione: è diffamazione parlar male su Facebook anche senza fare nomi

Annullato il proscioglimento di un maresciallo della Gdf che sul proprio profilo aveva insultato un collega senza nominarlo. Perché si configuri il reato “è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa”

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ROMA – Chi parla male di una persona su Facebook, senza nominarla direttamente, ma indicando particolari che possano renderla identificabile, va incontro a una condanna per diffamazione. Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio l’assoluzione, pronunciata dalla Corte militare d’Appello di Roma, nei confronti di un maresciallo della Guardia di Finanza di San Miniato (Pisa) che, sul proprio profilo Fb, aveva usato espressioni diffamatorie nei confronti del collega che lo aveva sostituito in un incarico.

“Attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di un collega raccomandato e leccaculo…ma me ne fotto per vendetta….” scriveva sul Facebook il maresciallo, condannato in primo grado a tre mesi di reclusione militare (con i doppi benefici) per diffamazione pluriaggravata, poi assolto dalla Corte militare d’appello di Roma dato l’anonimato delle offese sul social network che impediva, secondo i giudici, di arrivare al diretto interessato. Il procuratore generale militare aveva quindi impugnato la sentenza di secondo grado in Cassazione.

Ricorso che la Suprema Corte ha ritenuto fondato, disponendo un nuovo processo d’appello. “Ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione – si legge nella sentenza depositata oggi – è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa”.

Osservano i giudici di ‘Palazzaccio’: “Il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due”.

Ai fini di tale valutazione, conclude la Corte, “non può non tenersi conto dell’utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, nè alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona”.

Articolo pubblicato da Repubblica il 16 aprile 2014


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Più di mezzo mondo è escluso da Internet

Oltre 4 miliardi di persone sono ancora fuori dalla Rete. L’Italia è decima per numero di connessioni, con una velocità media di 5,6 Mbps

La Rete è un potente strumento di inclusione e, vista l’idea di nodi tra loro collegati che richiama e il grande potenziale in termini di capillarità di diffusione che possiede, si è facilmente portati a pensare che i suoi servizi siano un beneficio alla portata di tutti. Lo stesso acronimo www (world wide web) sembra evocarne l’inequivocabile estensione universale sotto forma di invisibile ragnatela globale.

Così non è. Secondo il Rapporto sullo Stato di Internet di Akamai, più della metà della popolazione mondiale è tagliata fuori dal Web. I dati, aggiornati al quarto trimestre dello scorso anno, presentano un mappamondo spezzato in due: Continua a leggere


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Eolico in Kenya: un nuovo mega-impianto fornirà il 17% dell’energia del Paese – Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile

Il Lake Turkana Wind Power project sarà più grande campo eolico dell’Africa

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l presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha inaugurato il cantiere del Lake Turkana Wind Power , il più grande progetto di energia rinnovabile del Paese e dell’intera Africa. Continua a leggere


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Insultò la Kyenge su Facebook: il leghista Pedrali condannato per odio razziale

Una fotografia postata su Facebook dell’ex ministro Cecile Kyenge accostata a quella di un orango e accompagnata dal commento “dite quello che volete ma non assomiglia ad un orango, dai guardate bene” è costata una condanna per diffamazione, con l’aggravante della discriminazione e dell’odio razziale Continua a leggere


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Fairphone 2, lo smartphone equo diventa modulare

Il produttore “etico” lancerà a fine anno un nuovo telefono, di cui sarà possibile smontare e cambiare i componenti interni

 

 

Dopo il buon successo del primo modello, l’azienda olandese Fairphone torna in scena con un nuovo gadget, sempre fedele alla filosofia di realizzare telefoni secondo principi etici nella scelta dei materiali e nel processo di produzione. Ma con il Fairphone 2 hanno intenzione di spingersi ancora oltre. Continua a leggere


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Fairphone: il cellulare equo e solidale

Progettato e prodotto secondo i più rigidi criteri di rispetto dell’uomo dell’ambiente

Dopo il cibo e l’abbigliamento equi e solidali, sembra che questo concetto abbia invaso anche il campo dell’elettronica, come dimostra il progetto FairPhone.

Giusto per chiarezza, FairPhone è il nome di uno smartphone prodotto da una fondazione omonima olandese, nata nel Marzo 2011 con lo specifico intento di produrre cellulari in condizioni di equità per i lavoratori e l’ambiente coinvolti nella produzione.

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Il manuale per guadagnare sugli immigrati

TRIESTE. L’economia domestica dei rifugiati è un’arte. Con gli stessi soldi c’è chi riesce a ospitarli, come nel capoluogo giuliano, in un tre stelle in pieno centro o in un bed and breakfast vista mare che in estate i turisti si contendono. Oppure, come nel caso romano di un posto noto come hotel Rebibbia, in un palazzaccio lontano da tutto tranne che dal carcere omonimo, dove in pieno inverno l’acqua calda e il riscaldamento «non funzionano» Continua a leggere


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Report Extra. Le oche (in)vestono Prada

Meno male che ci ha pensato Patrizio Bertelli, Ceo di Prada a togliere la cappa di silenzio mediatico sull’altra “notizia” trasmessa nel servizio “Siamo tutti oche”, ovvero la delocalizzazione firmata Prada, anzi, Pravda visto che pur di risparmiare Bertelli e Miuccia si sono spinti fino in Transnistria (e non solo Ucraina o Slovenia come ha dichiarato ieri), dove sopravvive l’ultimo Soviet supremo (e KGB), Paese non riconosciuto dall’Onu, dove vengono violati i diritti umanitari e sfruttata la manodopera al servizio del presunto lusso come il suo. Continua a leggere