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E lo stagno degli smartphone?

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I colossi dell’elettronica parlano spesso di responsabilità sociale ma tacciono, o danno risposte evasive, sulla provenienza e le condizioni di lavoro nella produzione dello stagno necessario alle saldature delle placche elettroniche degli smartphone o dei tablet. Si può ragionevolmente supporre, tuttavia, che almeno il 30 per cento dello stagno attualmente utilizzato provenga dall’industria mineraria indonesiana di Bangka, dove ogni settimana almeno una persona muore di lavoro.

Apple, Blackberry, Nokia, Samsung: dei giganti dell’elettronica… che non sanno veramente da dove provengono alcune delle loro materie prime. Lo stagno, indispensabile alla realizzazione delle saldature delle placche elettroniche degli smartphone o dei tablet. All’altra estremità della catena di produzione, nelle miniere indonesiane di Bangka che forniscono il 30% dello stagno mondiale, almeno una persona muore ogni settimana. Parlate di responsabilità sociale?

40 è il numero di metalli contenuti in ogni smartphone. Tra essi: lo stagno usato per fare le saldature. Il settore dell’elettronica utilizza quasi la metà delle provviste mondiali di questo prezioso materiale, ed i suoi bisogni aumentano senza tregua. In causa: la moltiplicazione degli smartphone, tablet ed altri giocattoli, la corsa all’innovazione, la debolezza del tasso di riciclaggio e la corta durata di vita di questi vari dispositivi.

il 30 per cento dello stagno attualmente utilizzato proviene dall’isola indonesiana di Bangka. Dove le condizioni di lavoro sono molto lontane dalla comodità che ci portano nel quotidiano le nostre mille ed una applicazioni high tech. Secondo l’inchiesta realizzata da Les amis de la Terre nel 2012, almeno una persona muore ogni settimana sui cantieri. Anche alcuni bambini lavorerebbero nelle miniere. Dal lato ambientale, il quadro non è molto più brillante: le foreste sono distrutte al 65% e più del 70% delle barriere coralline sono danneggiate. L’inquinamento dei fiumi e dell’acqua di mare allontana i pesci, costringendo i pescatori ad abbandonare la loro attività. E privando le comunità locali delle preziose risorse alimentari.

Opacità del subappalto

Che cosa ne pensano i grandi fabbricanti? Nel novembre 2012, Les Amis de la terre hanno lanciato la campagna Make it better , per chiedere ai giganti dell’elettronica se utilizzavano, o no, dello stagno di provenienza dell’isola di Bangka. Migliaia di consumatori hanno rilanciato questo appello, il che ha obbligato Nokia, Sony, BlackBerry, Motorola e LG electronics a rompere il loro silenzio. In entrambe i casi,o ad ammettere l’ utilizzo dello stagno proveniente dall’isola indonesiana, o ad impegnarsi per trovare il modo migliore per la sua estrazione.

Make it better ha anche chiesto nuove regole che obbligherebbero le compagnie a rivelare i costi umani ed ambientali dei loro metodi di approvvigionamento. “L’industria mineraria dello stagno rappresenta una parte importante dei nostri subappaltatori, ha affermato così Blackberry. Prima di aggiungere: “Gli effetti sull’ambiente ed i rischi per la salute di questo settore industriale ci preoccupano”, e ha promesso di fare di “tutto per migliorare le condizioni di lavoro degli indonesiani. ” Nokia, che dovrebbe acquistare Microsoft, riconosce di ignorare se tra i suoi subappaltatori, alcuni si riforniscono di stagno sull’isola di Bangka. “Dato che non possiamo garantire che le materie prime utilizzate per la fabbricazione dei nostri prodotti provengono da risorse raccolte responsabilmente, dal punto di vista sociale e ambientale, stiamo lavorando per chiarire la situazione sul campo. ” In quanto al sud-coreano Samsung, rifiuta di discutere sull’argomento. Se i grandi gruppi non sanno neanche più dove si riforniscono…

Apple: “Mani sporche, tasche piene”

Per quanto riguarda Apple – 95 milioni di i-phones venduti nel 2011 – rimane discreto sull’origine dello stagno che utilizzano i suoi subappaltatori. Questa opacità contrasta con gli impegni del Presidente dell’impresa Tim Cook che prometteva di rendere le reti di subappalto più trasparenti… “Le recenti preoccupazioni circa l’estrazione illegale di stagno sull’isola di Bangka ha condotto Apple ad indagare sul posto per saperne di più e capire meglio la situazione”, possiamo leggere sul sito Internet della società. Questa mancanza di trasparenza gli vale la nomina nella categoria, “Mani sporche, tasche piene”, del prix Pinocchio, conferito alla società che ha condotto la politica più opaca al livello finanziario. Nel 2012, il giro d’affari di Apple è aumentato del 60%, per raggiungere 115 miliardi di euro, ed i suoi profitti sono aumentati del 40%. Proprio simpatici questi indonesiani.

Articolo di Nolwenn Weiler pubblicato (in francese) il 5 Novembre 2013 su bastamag.net,  e riprodotto il 7 Novembre 2013 su comune-info.net

Andate qui per leggere il rapporto originale (in inglese) pubblicato da Friends of the Earth

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