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Senza fiato per i jeans: i rischi per la salute nelle fabbriche di jeans in Cina

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“Ogni individuo ha diritto alla vita, al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro…” (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo)

I blue jeans sono un grosso business e negli ultimi anni i designer della moda sono riusciti a creare una nuova richiesta di denim dall’aspetto “logoro”. Per produrre questo tipo di jeans vengono usate diverse tecniche, tra cui la sabbiatura, la levigatura a mano, l’impiego di spray chimici. La sabbiatura a sua volta può essere fatta in due modi: manualmente o meccanicamente. Entrambe, però, possono essere letali. La sabbiatura manuale viene realizzata da singoli lavoratori che sparano la sabbia sul denim con una pistola ad aria compressa ottenendo la sbiancatura desiderata. Questa tecnica è molto diffusa nei Paesi del Sud del mondo e spesso viene utilizzata in locali senza adeguata ventilazione, costringendo i lavoratori a respirare le particelle di silice che sono rilasciate nell’aria dalla pistola che utilizzano. Queste piccole particelle di polvere di silice, se inalate, possono causare gravi problemi respiratori e, in caso di lunga e intensa esposizione, portano a malattie mortali come la silicosi o il tumore ai polmoni. Il nuovo report Breathless for Blue Jeans, redatto da Clean Clothes Campaign, IHLO, SACOM e War on Want ha preso in esame sei fabbriche del sud della Cina, nelle quali viene prodotta la maggior parte del denim venduto nel mondo. Gli obiettivi della ricerca sono stati: determinare in che misura questa tecnica fosse ancora utilizzata, valutare altri tipi di rifinitura potenzialmente dannosi e verificare quali tipi di misure fossero state messe in campo per minimizzare o eliminare i rischi.
Le fabbriche considerate producono jeans per i più grandi marchi internazionali, tra cui Lee, Levi’s, H&M, Hollister, Old Navy, Wrangler, Faded Glory, Duo, Jack & Jones, Only, Phard, CLRIDE.n, Vero Moda, Lee Lang, Cabbeen, American Eagle e per i marchio locali Yishon e Zhenzhi Jeans. Sono stati intervistati numerosi lavoratori di ciascuna delle sei fabbriche. Copie del report sono state inviate alla maggior parte dei marchio citati e/o ritratti nelle foto raccolte nelle fabbriche. Abbiamo ricevuto risposta da sei aziende che hanno chiarito i loro rapporti con le fabbriche prese in esame: Levi Strauss, Bestseller (Vero Moda, Jack & Jones, Only), H&M e la VF Corporation (Lee e Wrangler). Sia Levi Strauss che H&M hanno fornito ulteriori dettagli e riferito che in almeno un caso il management della fabbrica aveva garantito che avrebbero smantellato e rimosso le apparecchiature usate per la sabbiatura.
La ricerca nelle sei fabbriche ha rivelato che solo una di loro, la Gloss Mild, ha completamente eliminato la linea di produzione con la sabbiatura. Tre fabbriche (Yida, Golden City e Conshing) avevano annunciato pubblicamente che
avrebbero abolito la tecnica, ma in realtà non lo hanno ancora fatto. Un’altra avrebbe continuato ad usare la sabbiatura di nascosto, smantellando e nascondendo i macchinari solo prima delle ispezioni – pratica che la stessa Levi Strauss aveva scoperto durante un controllo nel 2011. In altre fabbriche, infine, le apparecchiature venivano utilizzate dietro porte bloccate e in spazi a cui era consentito l’accesso solo ai sabbiatori, per la sicurezza degli altri locali. Invece di essere eliminata, quindi, la sabbiatura sembra essere stata trasformata in un’operazione segreta, generando potenzialmente ancora più rischi per chi la pratica. Il rapporto rivela che, indipendentemente dal fatto che un marchio l’abbia “vietata” o meno, la sabbiatura continua ad essere utilizzata. Non solo: anche laddove è stata abbandonata, ciò non si è tradotto necessariamente in un miglioramento delle condizioni di lavoro, né ha significato che siano state introdotte sostanziali novità a livello di protezione impiegando altre tecniche di produzione. Abbiamo riscontrato che molti degli altri metodi di rifinitura utilizzati continuano ad esporre i lavoratori a grossi rischi, perché raramente vengono adottate misure di prevenzione. Tutte e sei le fabbriche sono risultate essere non conformi alle normative sulla salute e la sicurezza – la ricerca dimostra come i lavoratori impiegati nella levigatura manuale, nella lucidatura o nell’uso di agenti chimici non siano mai stati formati sul corretto uso degli equipaggia menti e dei materiali, né siano mai stati forniti di adeguate protezioni come maschere e occhiali. Gli alti livelli di fibre di tessuto e polvere nell’aria aumentano drasticamente il rischio di contrarre non solo la silicosi, ma anche potenzialmente altre malattie polmonari e infezioni alle vie respiratorie.

La ricerca ha messo in luce anche altre diffuse violazioni in termini di orari di lavoro, straordinari eccessivi, libertà di associazione e contratti di lavoro, dipingendo un quadro del settore tessile piuttosto desolante, in cui lavoratori migranti con poca libertà di scelta mettono a rischio la propria vita e la propria salute per produrre jeans di grandi e ricchi marchio.

A GLOBAL BAN

Nel 2009, in seguito alla crescita della consapevolezza determinata dalle morti e dalle malattie tra i giovani lavoratori dei denim in Turchia e grazie ad una massiccia campagna locale, il governo turco introdusse il divieto nazionale dell’uso della sabbiatura nell’industria dell’abbigliamento. Nel 2010 fu lanciata una campagna globale contro l’uso della sabbiatura che ottenne l’annuncio pubblico di messa al bando della tecnica da parte di più di 40 tra i maggiori produttori di jeans. Nonostante questo, nel marzo del 2012 un’inchiesta della Clean Clothes Campaign mise in luce la persistenza del sandblasting nella produzione dei denim in Bangladesh e le preoccupanti norme di sicurezza e prevenzione esistenti in quel Paese. I risultati di questa nuova ricerca in Cina sono tristemente simili a quelli riscontrati in Bangladesh: la sabbiatura manuale resta una pratica molto comune e raramente utilizzata nel rispetto delle misure di sicurezza raccomandate, mentre le altre tecniche di rifinitura utilizzate espongono i lavoratori ad altri rischi dai quali sono inadeguatamente protetti. Inoltre, c’è una scarsissima consapevolezza tra i lavoratori dei rischi che la sabbiatura comporta. Questo report fornisce suggerimenti che potrebbero contribuire ad eliminare il sandblastings dal settore tessile a livello globale. La ricerca ricorda che non è sufficiente mettere al bando la tecnica da una linea di produzione, ma è necessario che i marchi agiscano fornendo assistenza ai loro fornitori, affinchè eliminino la pratica completamente. Questo permetterebbe un divieto molto più efficace tra i produttori e porrebbe le basi per un intervento normativo da parte dei governi. Il solo monitoraggio non è una soluzione realistica, vista l’ampiezza delle violazioni e la natura mortale dei rischi in campo. L’unica soluzione praticabile è un’abolizione globale di tutte le tecniche di sabbiatura. La trasparenza nelle catene di fornitura è fondamentale: i marchi dovrebbero divulgare pubblicamente le liste dei loro fornitori e subappaltatori presso i quali vengono prodotti i loro jeans. E’ inoltre vitale che i marchi approfondiscano e proteggano i lavoratori dagli effetti nocivi di altre tecniche di rifinitura, così come è necessario che pongano rimedio alle violazioni delle norme nazionali ed internazionali di diritto del lavoro in merito a straordinari, periodi di riposo, stipendi, pensioni e controlli medici. La formazione dei lavoratori sul corretto uso dei sistemi di protezione e sui pericoli dell’uso del sandblasting deve avvenire prima che inizino il loro impiego. Infine, devono essere fornite tutte le informazioni sulla pericolosità dei materiali utilizzati.

RACOMANDAZIONE

1) Governi

Chiediamo a tutti i governi nazionali di introdurre un divieto immediato di utilizzo della sabbiatura, di monitorare la sua applicazione e il rispetto delle norme sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, di impegnarsi per migliorare le condizioni dei lavoratori nell’industria del denim. I governi dovrebbero garantire a tutti i lavoratori l’assistenza sociale e medica, nonché le pensioni di invalidità qualora fossero necessarie.

2) Imprese
Chiediamo a tutti i marchi di abolire l’uso del sandblasting nelle loro linee di produzione e di accertarsi che ciò sia rispettato. Inoltre chiediamo che facciano pressioni sui loro fornitori affinché anch’essi eliminino questa tecnica e garantiscano loro adeguata assistenza per trovare soluzioni alternative. I marchi non dovrebbero più avvalersi di fornitori che si rifiutano di abolire la sabbiatura. Inoltre devono garantire che una corretta formazione e adeguati equipaggiamenti di sicurezza vengano forniti ai lavoratori che utilizzano altre tecniche di rifinitura, come la levigatura manuale, la lucidatura, l’orlatura e l’utilizzo di agenti chimici. I marchi dovrebbero effettuare delle valutazioni globali del rischio ogniqualvolta introducono nuovi metodi di produzione, basandosi sulle Linee Guida delle Nazioni Unite in materia di multinazionali e diritti umani. I marchi possono svolgere un ruolo ulteriore per l’abolizione del
sandblasting riducendo nelle loro linee di moda la presenza dei denim sbiancati frenandone così la domanda oppure introducendo metodi alternativi di rifinitura veramente sicuri. Inoltre possono incidere sui programmi di produzione dei loro fornitori eliminando i tempi stretti per garantire che la sabbiatura diventi sempre più superflua. Ai lavoratori dovrebbe essere garantita un’equa remunerazione che gli consentirebbe di eliminare la necessità di assumersi rischi per ottenere una paga sufficiente. I marchi devono lavorare con i loro fornitori affinché assicurino ai loro impiegati un salario di sussistenza per il normale orario di lavoro che non superi le 48 ore settimanali. I marchi devono adottare processi di monitoraggio completi dei loro fornitori in accordo con i sindacati e le Ong dei Paesi produttori. Inoltre, devono sforzarsi di ottenere dai loro fornitori standard elevati di salute e sicurezza occupazionale. Devono supportare i fornitori nel  garantire esami medici e procedure diagnostiche per la prevenzione, la cura e il risarcimento dei lavoratori affetti da silicosi o altre malattie simili. I problemi esistenti e le condizioni diffuse di illegalità devono essere adeguatamente affrontate col supporto delle Ong e dei sindacati indipendenti. La libertà di associazione deve essere garantita per permettere ai lavoratori di esprimersi e apportare il loro contributo.

3) Organismi internazionali
Chiediamo all’ILO e al WHO di includere la produzione dei denim nei loro programmi di monitoraggio per lo sradicamento della silicosi. Chiediamo all’Unione Europea di abolire esplicitamente la pratica del sandblasting nell’industria dell’abbigliamento e di implementare un divieto di importazione dei jeans sabbiati. Chiediamo inoltre che venga effettuata un’inchiesta sull’uso della sabbiatura all’interno della stessa Ue, in particolare in Portogallo e in Italia. Le iniziative Multistakeholder dovrebbero garantire ai proprimembri l’attuazione di un piano per l’abolizione totale della sabbiatura per tutta la catene di fornitura.

Sommario del report sulla sabbiatura in Cina, pubblicato da www.abitipuliti.org

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