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Le lame di Melilla

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Il governo spagnolo ha deciso di ricollocare le lame sulla parte alta della recinzione che segna il confine tra l’enclave di Melilla e il Marocco. “È come un ritorno al passato, a sei anni fa”, sottolinea il quotidiano El País. Perché le lame, che si mimetizzano nel filo spinato, erano state eliminate nel 2007 per i profondi tagli che causavano alle mani e alle gambe dei migranti che cercavano di saltare la doppia barriera di ferro della frontiera. Dopo le proteste di organizzazioni non governative spagnole e internazionali, erano state sostituite con una terza barriera di metallo.

La triplice barriera di sei metri di altezza che separa il Marocco da Melilla non era sufficiente.

La Prefettura ha annunciato l’inizio dei lavori nella frontiera: in un mese, sei dei nove chilometri della recinzione saranno coperti da una rete “antiarrampicata” e nella parte superiore si collocherà filo spinato con lame”, spiega il giornale online Eldiario.es. La misura è stata annunciata questa settimana dal prefetto di Melilla che ha precisato che non sarà l’unico provvedimento che si prenderà per blindare la frontiera senza specificare quali nuovi strumenti si adotteranno. La nuova rete si installerà nei tratti in cui più frequentemente si sono registrati tentativi di entrata da parte dei migranti.

Il controllo della frontiera di Melilla è da sempre uno dei punti più critici e controversi della politica migratoria spagnola. Lo scorso 17 settembre circa 500 persone tentarono di saltare la barriera, e quasi 200 ci riuscirono mentre il resto fu detenuto dalla polizia di frontiera marocchina. E proprio l’intervento delle forze di polizia del Marocco è stato oggetto di ripetute denunce di abusi nella violenta repressione dei migranti e negli interventi sul monte Gurugú, la collina dove centinaia di inmigrati accampano in attesa di poter tentare di attraversare la frontiera con Melilla.

“La reintroduzione delle lame nel perimetro di Melilla rappresenta un incredibile ritorno alle origini dell’oscura tradizione delle fortificazioni”, scrive nel suo blog, citato da El País, Xavier Ferrer, professore di geografia dell’Università autonoma di Barcellona.

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