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Ricchezza, la Cina supera gli Usa

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Per la prima volta dal 1872 la ricchezza del colosso asiatico calcolata in termini di potere d’acquisto supera quella degli Usa.

La Cina ha superato gli Stati Uniti in termini di ricchezza calcolata sulla base di potere d’acquisto (PPP), diventando il più grande al mondo se il successo dell’economia viene misurato con questi parametri: a dirlo è il Fondo monetario internazionale. 

Nel 2014 la Cina ha raggiunto 17.600 miliardi dollari ed il 16,48 per cento del potere d’acquisto, mentre gli Stati Uniti ha fatto un po ‘meno: il 16,28 per cento per 17.400 miliardi dollari. Il PPP oggi è riconosciuto come il metodo migliore per confrontare le dimensioni delle economie, in luogo dell’ utilizzo di tassi di cambio volatili che raramente riflettono il vero costo di beni e servizi. Così un trilione di dollari vale molto di più in Cina che negli Stati Uniti. 

Sulla base del potere d’acquisto, la Cina sha superato gli Stati Uniti proprio in questi giorni e secondo la previsione sta diventando la più grande economia del mondo. . Gli Stati Uniti sono stati leader mondiale dal 1872, anno del sorpasso rispetto al Regno Unito e finora la maggior parte degli economisti pensava che la Cina avrebbe conquistato la prima posizione solo nel 2019. 

Adesso invece secondo le nuove stime di FMI, nel 2015 il divario tra la Cina e gli Stati Uniti salirà a quasi un trilione di dollari: il rapporto cinese fra PIL e PPP sarà pari a 19.230 miliardi dollari contro i 18.286 miliardi degli Stati Uniti. Tuttavia, in termini di PIL reale gli Stati Uniti rimangono leader mondiale indiscusso con 16.800 miliardi dollari di uscita, superando significativamente Cina che produce ricchezza per 10.400 miliardi dollari all’anno. 

A marcare simbolicamente questo sorpasso ieri é stata anche una notizia che fa scalpore: il più grande operatore alberghiero americano, la “Hilton Worldwide” ha venduto l’iconico Waldorf Astoria a New York ad una compagnia di assicurazioni cinese per quasi 2 miliardi di dollari, un record per un hotel degli Stati Uniti. L’accordo segna la continuazione dello shopping spree” cinese in America. La “Hilton Worldwide Holdings” ha venduto il punto di riferimento storico di New York alli “Insurance Group Anbang” che ha sede a Pechino, lo storico albergo sarà ancora gestito da “Hilton” ma dovrebbe subire lavori di ristrutturazione nei prossimi anni. 

Inaugurato nel 1931 con alcune delle migliori viste della “skyline” di Manhattan, il “Waldorf Astoria” è famoso per la sua lista di ospiti, da presidenti degli Stati Uniti a celebrità come Marilyn Monroe e Elizabeth Taylor. Il presidente Barack Obama occupa la “suite” presidenziale, quando si reca a New York City, seguendo la tradizione di ogni presidente degli Stati Uniti a partire da Herbert Hoover. La prossima volta in cui il presidente dormirà nell’albergo, lo farà in una proprietà cinese. 
A Manhattan, solo negli ultimi anni, gli investitori cinesi hanno acquistato alcuni degli edifici più famosi della città. Zhang Xin, il co-fondatore della “Cina Ltd” ha acquistato una partecipazione nella costruzione di GM di Manhattan lo scorso anno, e un’altra società cinese, la “Fosun International Ltd,” oggi é maggiore azionista del “Chase Manhattan Plaza.”

Nel 1989, la giapponese “Mitsubishi Estate Company” ha acquistato una partecipazione di controllo nel “Rockefeller Center ” di New York, altro punto fermo nella architettura della città. 

La Cina rimane comunque il principale acquirente estero di proprietà negli Stati Uniti. Secondo la “National Association Realtors”, tra marzo 2013 e marzo 2014 i cinesi hanno speso 22 miliardi dollari in abitazioni negli Stati Uniti, con oltre il 75 per cento degli acquisti pagati in contanti. 

“Quello a cui stiamo assistendo è il più grande trasferimento di ricchezza nella storia dell’umanità. La ricchezza dell’America, la capacità produttiva americana, i capitali che si sono accumulati nel corso di un paio di secoli di crescita industriale, si stanno trasferendo in Oriente. Asia e Cina in particolare, ad un volume e velocità che non è mai stato visto prima”, è il commento di Curtis Ellis, direttore esecutivo della “American Jobs Alliance”.

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2014 su www.globalist.it

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