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“Trolls Inc.” Il volto autoritario della rete, tra libertà d’insulto, pubblicità e ….

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Esce “Trolls Inc.”, un libro che sfata la leggenda di Internet come trincea di libertà e democrazia.
Proprio mentre oggi, 13 ottobre, viene presentata la bozza della “Carta dei diritti di internet”, un libro di Altreconomia che spiega perché la Rete sia in realtà un modello economico autoritario, che spesso elude ogni responsabilità sui contenuti, sia sulla qualità sia dal punto di vista giuridico (la diffamazione, ad esempio).

L’inchiesta di Duccio Facchini spiega nei dettagli perché. Un motivo su tutti. Il “traffico” on line -da cui deriva la pubblicità– è l’unica fonte di ricavi. Per questo i pochi grandi providers egemoni (Google e Facebook su tutti) tollerano la “voce” dei Troll e altra spazzatura, certi -quanto meno nel nostro Paese- di non esser mai chiamati a doverne rispondere. La “civiltà delle cattive maniere” (come l’ha definita Ilvo Diamanti) porta infatti con sé clic e inserzioni, mentre la legislazione sul commercio elettronico ha compiuto 11 anni.

La fenomenologia dei Troll è quindi solo il punto di partenza -o pretesto- per spiegare perché l’informazione on line sia così omologata e depauperata, schiacciata sotto il peso del trio traffico-inserzioni-profilazione di chi naviga.

Il libro affronta quindi questioni essenziali, per l’Italia ma anche a livello globale: l’oligopolio della rete e la fiscalità “agevolata” dei giganti del web; la sicurezza dei dati personali, i rischi per la privacy e la profilazione commerciale che subiamo tutti i giorni on line; il cosiddetto “diritto all’oblio” e la sorveglianza di massa. Con un’intervista inedita a Francesco Cajani, pubblico ministero milanese del caso “Google/Vivi-Down”, che nel 2009 aveva già smascherato la “truffa delle etichette” dei colossi del web e di fatto anticipato le conclusioni della Corte di giustizia europea del maggio scorso.

Scrive Pietro Raitano, direttore di Altreconomia (leggi qui la prefazione):“Internet, economicamente parlando, è il più grande oligopolio della storia dell’umanità, nel quale pochissimi gruppi (Google, Twitter, Facebook e pochi altri) si spartiscono tutta la torta”. 

Che cosa possiamo fare per difendere i nostri diritti dalla “dittatura dell’algoritmo”? 
Dal Brasile ecco la legge più avanzata su diritti e doveri digitali, il “Marco Civil da Internet”. L’autore, tra le altre interviste, si confronta proprio conAlessandro Molon, relatore della legge brasiliana (leggi qui) che spiega come il Marco Civil “sia nato per difendere l’identità autentica della rete, mediante la tutela della neutralità della rete, la libertà di espressione e la protezione dei dati personali”.

Chiude il libro un’intervista inedita sul tema a Stefano Rodotà, coordinatore del gruppo che ha redatto la bozza della “Costituzione” di Internet: “Oggi è impensabile un’idea di costituzione per Internet che identifichi un soggetto che la produca, o una costituzione che diviene immediatamente la regola planetaria. (…) È una costruzione cosiddetta tra multi-stakeholders. C’è un dato: la partecipazione di una molteplicità di soggetti”.

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