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Che cos’è l’inchiesta LuxLeaks sul Lussemburgo

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Regimi fiscali favorevoli concessi a oltre 340 aziende, tra cui 31 italiane. Coinvolto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker

Jean-Claude Juncker (Foto: LaPresse)Jean-Claude Juncker (Foto: LaPresse)

La cosiddetta LuxLeaks è un’inchiesta nata dalla collaborazione tra 80 giornalisti provenienti da 26 Paesi e coordinati dal Consorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icij), con la quale è stata rivelata una lista di agevolazioni fiscali concesse segretamente tra il 2002 e il 2010 dal governo del Lussemburgo a grandi aziende multinazionali. Nell’inchiesta sono coinvolti oltre 40 organi di informazione tra cui The Irish Times, The Guardian, Le Monde, Politiken, Süddeutsche Zeitung e Le Soir, i quali negli ultimi 6 mesi si sono occupati di controllare 28mila pagine di documenti fiscali lussemburghesi prima di renderli pubblici (i documenti sono disponibili qui). L’analisi dei registri di oltre 340 aziende e banche multinazionali ha mostrato come, tramite accordi fiscali occulti, siano stati evitati o aggirati milioni di euro di tasse, viste le aliquote irrisorie applicate in Lussemburgo (spesso inferiori all’1%). I risultati dell’indagine sono stati pubblicati contemporaneamente da tutti i media coinvolti.

Tra le aziende interessate spiccano nomi quali Ikea, Pepsi, Apple, Amazon, Gazprom, Verizon, Deutsche Bank, Burberry, Procter & Gamble, Heinz, JP Morgan e FedEx. Ma soprattutto ci sono 31 imprese italiane, fra cui Fiat, Finmeccanica, Intesa San Paolo, Unicredit, Banca Marche e Banca Sella.

L’inchiesta getta nuove ombre sul regime fiscale a cui sono sottoposte le imprese lussemburghesi, proprio nel momento in cui l’ex primo ministro del Paese (nonché ministro delle finanze per quasi 20 anni, dal 1995 al 2013) Jean-Claude Juncker è appena subentrato a capo della nuova Commissione europea. Nonostante le richieste di dimissioni già avanzate da alcuni parlamentari europei, Juncker si è detto sereno, anche se ha annullato la partecipazione a una conferenza in programma a Bruxelles e ora la sua credibilità rischia di essere compromessa.

Xavier Bettel, attualmente in carica come primo ministro in Lussemburgo, ha dichiarato che gli accordi fiscali anticipati denunciati dall’inchiesta sono in ogni caso in linea con le normative internazionali. La legalità delle procedure e delle tecniche fiscali in “diversi Paesi” è stata difesa anche dal presidente del parlamento europeo Martin Schulz.

In secondo piano nell’inchiesta ci sono anche indagini sui regimi fiscali favorevoli concessi alle imprese in Irlanda e Olanda, i quali secondo l’Icij (che ha sede negli Stati Uniti) sottolineano la necessita di creare condizioni fiscali paritarie in tutta Europa per la tassazione delle imprese, come auspicato anche dall’Ocse.

Articolo di Gianluca Dotti pubblicato il 7 novembre 2014 su www.wired.it

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