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Cambiamento climatico: nessuno potrà dire che non sapeva

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Gli effetti del cambiamento climatico saranno gravi e irreversibili. La sintesi del quinto rapporto del comitato di esperti sul clima parla chiaro.

I politici non avranno scuse

Bisogna agire subito e con decisione, altrimenti il cambiamento climatico avrà effetti sempre più “pervasivi, gravi e irreversibili” sulle società umane e sugli ecosistemi. È con queste parole, insolitamente forti, che il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) ha reso pubblica il 2 novembre 2014 a Copenaghen la sintesi del suo quinto rapporto.

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Lo studio, condotto da centinaia di scienziati di tutto il mondo, “è il più completo mai realizzato”, ha dichiarato il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. “Contiene tre messaggi fondamentali. Primo, l’influenza umana sul clima è evidente, e aumenta rapidamente. Secondo, dobbiamo agire in fretta e in modo deciso se vogliamo evitare conseguenze devastanti. Infine, abbiamo gli strumenti per limitare il cambiamento climatico in corso e costruire un futuro migliore”. A questo punto, ha aggiunto, “i politici devono prendere delle decisioni, perché il tempo non gioca a nostro favore”.

La sintesi mette insieme e riassume le tre parti del rapporto pubblicate dall’Ipcc tra il 2013 e il 2014: la prima era sulla fisica del cambiamento climatico, la seconda sul suo impatto e sulle fragilità delle diverse regioni del mondo, e la terza sugli strumenti economici per limitarlo. Servirà da base scientifica ai negoziati che si terranno in dicembre a Lima, in Perù, e poi a Parigi nel 2015, che potrebbero concludersi con un accordo vincolante sulla riduzione delle emissioni al livello globale.

“Con questo rapporto, il messaggio è più forte e preciso”, ha detto Michel Jarraud, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale. “L’ignoranza non può più essere un pretesto per l’ina- zione. Fra trent’anni i governi e i politici, a tutti i livelli, saranno considerati responsabili delle decisioni mancate di oggi. Le conoscenze ci sono. Sappiamo. Non ci sono più scuse per non agire”.

Secondo il rapporto i livelli atmosferici di anidride carbonica, il principale gas serra prodotto dall’attività umana, non erano mai stati così alti negli ultimi 800mila anni. La temperatura della bassa atmosfera è aumentata di 0,85 °C dalla fine dell’ottocento. Il livello degli oceani è salito di 19 centimetri. Nella maggior parte delle regioni del mondo, la quantità di neve e di ghiacci si è ridotta drasticamente. Per avere una buona probabilità di rimanere sotto i 2 °C di riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale, le emissioni di gas serra devono essere ridotte tra il 40 e il 70 per cento entro il 2050, rispetto ai livelli del 2010. Invece, ha fatto notare Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc, dal 2010 le emissioni aumentano sempre più velocemente.

Sicurezza alimentare

Per mantenere una stabilità climatica, aggiungono gli scienziati dell’Ipcc, “i livelli di emissioni dovranno essere vicini allo zero nel 2100, e perfino inferiori”. Vuol dire che, globalmente, il sistema economico dovrà funzionare assorbendo CO2 invece di produrla, come succede oggi. “Un aumento della temperatura media superiore ai 4 °C, combinato a un aumento della domanda alimentare, sarebbe un grande rischio per la sicurezza alimentare mondiale”, sostengono gli scienziati.

“Si dice che l’intervento per contenere il cambiamento climatico costerà caro, in realtà l’inazione costerebbe molto, ma molto di più”, ha spiegato Pachauri. Di fatto, secondo le simulazioni compiute dagli economisti che fanno parte dell’Ipcc, una politica climatica ambiziosa a livello mondiale, che permetta di rimanere sotto la soglia dei 2 °C di riscaldamento, comporterebbe solo un leggero calo della crescita. “Corrisponde a una riduzione annua che va dallo 0,04 per cento allo 0,14 per cento, con un valore mediano pari a 0,06 per cento, rispetto a un aumento dei consumi compreso tra l’1,6 e il 3 per cento all’anno”, scrivono gli esperti.

Tuttavia, queste stime sono calcolate senza tenere conto dei danni che il riscaldamento già in atto produrrà sulle economie: “Più aspettiamo, più questi costi saranno elevati”, precisa il presidente dell’Ipcc. Anche con una politica per il clima molto ambiziosa, il futuro sarà probabilmente un po’ meno roseo di quello che emerge dai modelli economici.

Inoltre, gli obiettivi non potranno essere raggiunti senza “un cambiamento degli stili di vita e dei comportamenti”, ha concluso Pachauri.

Articolo di Stephane Foucart pubblicato il 13 novembre 2014 su Internazionale

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