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OGM: No all’etichettatura in Colorado e Oregon, mentre le Hawaii dicono stop alla coltivazione

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Stop alla coltivazione di Ogm a Maui, nelle Hawaii. I Referendum per l’introduzione dell’etichettatura Ogm in Colorado e Oregon hanno dato risultati negativi negli scorsi giorni, dopo che le multinazionali dell’agribusiness, tra cui Monsanto, Pepsi e Kraft, hanno speso milioni di dollari per contrastare le nuove misure.

Ma ora ecco una vittoria per i difensori della sicurezza alimentare e una sonora sconfitta per Monsanto. La Contea di Maui, nelle Hawaii, ha approvato attraverso un Referendum la più forte misura anti-Ogm di tutti i tempi, nonostante le opposizioni delle multinazionali biotech.

A Maui la nuova moratoria richiede una completa sospensione della coltivazione di campi Ogm fino a quando studi decisivi proveranno che gli alimenti geneticamente modificati sono sicuri. Spesso la località di Maui viene definita la “Ground Zero” degli Ogm.

La moratoria approvata questo martedì potrebbe avere implicazioni nazionali, dato che le multinazionali produttrici di sementi Ogm, tra cui Monsanto e Dow AgroSciences, utilizzano proprio questa regione delle Hawaii per sperimentare la coltivazione di nuove varietà di semi.

Gli agricoltori che coltivano volontariamente Ogm potrebbero essere multati per una somma di50 mila dollari al giorno. Monsanto avrebbe intenzione di richiedere alla Corte di Maui che la moratoria venga considerata illegale e inapplicabile.

Monsanto dunque non si arrende, ma nel caso delle Hawaii la multinazionale delle sementi Ogm non ha avuto la meglio sull’opinione dei cittadini contrari alla coltivazione di prodotti geneticamente modificati, come invece è avvenuto in Colorado e Oregon.

Per anni le Hawaii sono state inondate di pesticidi proprio dalle multinazionali biotech, con Monsanto, Dow AgroSciences, DuPont Pioneer e Syngenta in prima fila. Le sostanze tossiche utilizzate nell’agricoltura biotech alle Hawaii sono state correlate a numoresi problemi di salute, dai disturbi cognitivi nei bambini al cancro. Un Referendum che impone lo stop agli Ogm basterà a fermare Monsanto e le altre multinazionali degli Ogm?

Articolo pubblicato su www.greenbiz.it il 7 novembre 2014

No all’etichettatura Ogm in Colorado e Oregon. Le misure proposte in entrambi gli Stati sono state rigettate e non hanno ottenuto il risultato sperato. La maggioranza dei votanti in Colorado ha rifiutato l’etichettatura dei cibi che contengono organismi geneticamente modificati.

L’introduzione dell’etichettatura Ogm è stata rifiutata anche in Oregon, con una vittoria meno schiacciante da parte di coloro che hanno espresso un voto contrario. In Colorado l’etichettatura è stata bocciata con il 66% dei voti contrari, contro il 34% dei voti favorevoli.

Si è trattato in questo caso di una vittoria piuttosto netta che probabilmente è la conseguenza delle campagne contro l’etichettatura Ogm intraprese nel corso degli ultimi mesi dallemultinazionali, con nomi come Monsanto, Pepsi e Coca Cola in prima fila.

I consumatori hanno perso il diritto di conoscere la verità sul contenuto degli alimenti che acquistano normalmente al supermercato. E le multinazionali in Oregon e Colorado, con particolare riferimento alle aziende alimentari, non dovranno prendere provvedimenti per fornire i dettagli sugli ingredienti utilizzati o per modificare la formulazione dei propri prodotti, a favore di materie prime biologiche o convenzionali ma pur sempre prive di organismi geneticamente modificati.

In Oregon la vittoria è avvenuta sul filo del rasoio, con una percentuale del 51%. E’ in Colorado, dove i risultati sono stati più incisivi, che le multinazionali e gli oppositori all’etichettatura hanno investito milioni di dollari per boicottare il Referendum.

Dunque in Oregon la votazione della Measure 92 per l’introduzione dell’etichettatura Ogm è fallita di poco. La misura è risultata impopolare soprattutto nell’Oregon centrale e orientale. In Oregon i gruppi favorevoli all’etichettatura sono determinati a proseguire la propria campagna per convincere il Governo federale a creare delle linee guida nazionali per i prodotti alimentari che contengono organismi geneticamente modificati.

Si tratta ormai di un movimento sociale, della difesa del diritto dei consumatori a conoscere fino in fondo ciò che le aziende alimentari mettono in vendita. Gli oppositori alla campagna in Oregon hanno raccolto ben 20 milioni di dollari per impedire che questo Stato fosse il primo ad introdurre un etichettatura Ogm approvata dai votanti. La vittoria della Measure 92 avrebbe obbligato le aziende ad inserire la dicitura “Genetically Engineered” sulle confezioni dei prodotti alimentari contenenti Ogm.

La stessa cosa sarebbe avvenuta in Colorado se la Proposition 105 sull’etichettatura Ogm avesse ottenuto voti favorevoli. Da luglio 2016 le aziende alimentari avrebbero dovuto etichettare i prodotti contenenti Ogm con la dicitura  “Produced With Genetic Engineering”. Evidentemente le pressioni di aziende alimentari e multinazionali hanno condotto al fallimento delle due iniziative. Ma la questione non è chiusa e probabilmente simili Referendum verranno riproposti qui e in altri Stati.

Articolo pubblicato su www.greenbiz.it il 6 novembre 2014

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