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Save Food, FAO e UE contro lo spreco alimentare

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In base allo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo, circa 805 milioni di persone, la grande maggioranza delle quali (791 milioni) nei paesi in via di sviluppo, soffrono di fame cronica nel 2012-2014. Su questo si innestano i dati sullo spreco alimentare: il Food waste in Europa, secondo i dati della Commissione Europea (DG Health and Consumers), assomma a oltre 100 milioni di tonnellate/anno (2014), escluse le perdite nella produzione agricola e i rigetti in mare di pesce. In particolare sono ripartiti tra trasformazione industriale (39%), ristorazione (14%), distribuzione (5%) e consumo domestico (42%), per circa 38 milioni di tonnellate, pari a circa 76kg per abitante/anno.

I dati non possono essere di assoluta affidabilità a causa della incerta definizione di “spreco alimentare” e della parte da assegnare alla voce “rifiuto alimentare”, oltre che perchè alcuni paese nemmeno dispongono di strumenti di misura; il progetto europeo Fusions sta lavorando proprio per cercare di disporre di numeri aggregati affidabili. Consideriamo poi che il Food waste incide sulle emissioni di gas serra per 170 milioni di ton di CO2 (circa il 3% del totale delle emissioni Europee). Se poi vogliamo incidere sul grado di povertà che affligge 79 milioni di cittadini Europei che vivono al di sotto della soglia di povertà, di cui 16 milioni dipendono dagli aiuti alimentari forniti dalle organizzazioni caritative, capiamo l’importanza del problema.

La FAO, in collaborazione con Messe Düsseldorf GmbH, compagnia organizzatrice di fiere, e con Interpack, la fiera annuale dell’industria dell’imballaggio, sta chiedendo a grandi imprese ed organizzazioni di tutto il mondo di aderire a “Save Food”, la campagna globale che punta a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo. Lanciata nel 2011, Save Food è l’Iniziativa Globale per la Riduzione delle Perdite e degli Sprechi Alimentari, e assieme ad oltre 50 partner mira a ridurre l’attuale ammontare di 1.3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno perse o sprecate ogni anno. Il valore di tali perdite è stimato attorno ai mille miliardi di dollari l’anno. Solo in Italia lo spreco alimentare è valutato attorno a 8,1 miliardi di euro annui, con circa 1,4 milioni di tonnellate, pari a circa il 3% della produzione agricola nazionale, di produzione lasciata nei campi; 2 milioni di tonnellate perse nella produzione industriale; 300.000 tonnellate nel reparto del commercio.

I dati raccolti dalla FAO parlano di un terzo del cibo prodotto a livello mondiale buttato o perso, per un ammontare di quasi 680 miliardi di dollari nei paesi industrializzati, ed a circa 310 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Le perdite alimentari globali annue e il cibo che finisce nei rifiuti ammontano a circa il 30% per i cereali, il 40-50% per le radici coltivate, frutta e verdura, il 20% per  semi oleosi, carne e prodotti lattiero-caseari e il 30% per i pesci. Il coordinatore di Save Food, Robert van Otterdijk, sottolinea: «Se si riuscisse a recuperare anche solo un quarto del cibo che attualmente va perso o sprecato a livello globale, ciò sarebbe sufficiente a sfamare 900 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame».

L’Unione Europea ha preso in esame la questione degli sprechi alimentari, e la Commissione Europea ha dato tutto il suo appoggio all’iniziativa. Il Commissario Europeo all’Ambiente Janez Potočnik ha dichiarato: “Nell’Unione Europea ci siamo prefissi l’obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo commestibile entro il 2020 e per la stessa data eliminare quasi del tutto le discariche”. Affinché la campagna possa raggiungere il suo enorme potenziale è necessario che tutti siano coinvolti, le famiglie, i supermercati, le catene alberghiere, le scuole, i club sportivi , le associazioni, come pure amministratori delegati, sindaci e leader mondiali. Nuove tecnologie, pratiche migliori, un maggior coordinamento ed investimenti in infrastrutture – dalla produzione al consumo nella filiera alimentare – sono cruciali per riuscire a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo.

Altro punto fondamentale messo sotto esame dal progetto è l’imballaggio, non per niente tra i principali stakeholder di Save Food sono la già citata Interpack ed un’azienda leader nel mondo come la bolognese Ima spa,  che già nel 2009 durante la manifestazione Interpack lanciò lo slogan “Più tecnologia, sicurezza e qualità, meno fame nel mondo”, un evento che ha avuto ottenuto il patrocinio significativo delle agenzie del polo agroalimentare dell’ONU. Concetti ribaditi ancora ad Interpack 2011 ed Interpack 2012; per far capire come piccole cose possano portare a grandi risultati, questa azienda ha presentato un nuovo modo di confezionamento dei dadi da brodo, costruendo macchine particolarmente adatte al mercato africano. Il dado è un importante nutrimento per chi dispone di scarse quantità di cibo. Confezionato in cubetti monoporzioni (di circa 5 grammi) è ricco di sali minerali, viene venduto singolarmente e usato come integratore alimentare. L’imballaggio ha grande importanza nello spreco e nella produzione di rifiuti, per questo fiere ed aziende citate sono presenti in maniera forte nel progetto. Nella Risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2012, su come evitare lo spreco di alimenti, si legge che caratteristiche ottimali e un uso efficiente dell’imballaggio alimentare possono rivestire un ruolo importante nella prevenzione degli sprechi alimentari riducendo l’impatto ambientale complessivo del prodotto. Ciò significa che la Commissione Europea dovrà tener conto di queste premesse quando verranno preparate le strategie attuative.

Altri progetti che vogliamo citare sono un Un-Villaggio-Un-Prodotto realizzato in Gambia (che sta aiutando i contadini a ridurre sensibilmente le loro perdite alimentari), la campagna Think Eat Save (per ridurre l’impronta ecologica alimentare, e che pone al centro specificatamente gli sprechi alimentari da parte dei consumatori, della distribuzione e dell’industria turistica), il progetto di Federico Pieri che ha vinto il contest Rome MUN dell’ONU con un progetto di innovazione agricola per combattere il sottosviluppo in Afghanistan. Un’altra eccellenza italiana che porta un ulteriore mattone per costruire un futuro migliore.

Estratto da un articolo di Maurizio Donini pubblicato il 7 gennaio 2015 su www.futuro-europa.it

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