Un mondo di notizie

Appunti su: economia, società, ambiente e solidarietà

Come gestire la privacy su Internet, tra cloud e social network

Lascia un commento

Il web tra democrazia, diritto all’oblio e minacce. Come difendere il diritto alla privacy su internet senza troppi sforzi

Privacy su internet

Le foto scippate dall’iCloud di star come Jennifer Lawrence, Rihanna e Hillary Duff hanno acceso un nuovo campanello d’allarme sul tema della privacy su Internet, anche se è difficile capire quanto forte abbia risuonato nelle orecchie dei cybernauti. Oggi, chiunque ha la possibilità di accedere al web, trovare la linea più adatta alle proprie esigenze è semplicissimo e la possibilità di porre le tariffe ADSL migliori a confronto rende ancora più semplice la scelta del proprio operatore. E il web ci seduce. Siamo attratti dalla possibilità di dire la nostra, di acquistare gli oggetti più astrusi in pochi clic, di guadagnare soldi mai sperati attraverso aste online, dove piazzare, con colpi di mercato degni di Mino Raiola, il portauova in lattice appartenuto alla mai dimenticata prozia Pia. Ma a che prezzo?

Tutto ha un prezzo. Internet è democrazia, è pari accesso alle informazioni, è uguale diritto all’espressione. È il prezzo da pagare è… un login. Dati. Informazioni personali. Se il caso foto rubate è percepito come distante da noi – e vabbé, vuoi che una mia foto nudo valga quanto quella della Lawrence! – altro pane è la questione spunte blu di WhatsApp, che ha aperto un dibattito planetario fra spioni felici e riservati incacchiati e spinto il management di Zuckerberg a fornire soluzioni per disattivare il servizio e tutelare la privacy degli utenti.

Andiamo al nocciolo della questione. Il web è cambiato, bella scoperta. Parallelamente è cambiato il modo di percepire lo spazio virtuale. L’identità dell’utente del web non è un alter ego di quella fisica – non più, ammesso che lo sia mai stata – ma parte integrante di essa. Il prosumer dei nostri tempi ha maggior controllo sull’atto comunicativo e, paradossalmente, nonostante la protezione dello schermo, dell’avatar, del nickname, oggi è molto più esposto rispetto all’era pre-web 2.0. E rischia sempre di più.

Siamo tutti in pericolo. Credersi più furbi della Rete o troppo esperti per essere fregati è il modo più rapido… per essere fregati. Il sexting, la digitalizzazione delle banche, l’analisi del traffico di rete a fini commerciali o politici ingolosiscono una mole di ‘mangiadati’ enorme, che va dal praticante di phishing free-lance al Governo degli Stati Uniti d’America – si veda lo scandalo datagate scoperchiato dall’ex informatico della CIA Edward Snowden.

Come difendersi, allora? Proteggete la vostra identità sul web. Su Google è possibile creare un alert con il vostro nome; in tal modo, qualsiasi contenuto generato in Rete che riporti le vostre generalità vi verrà segnalato direttamente sulla casella e-mail. Quando vi iscrivete su una nuova piattaforma, usate nickname e password sempre nuovi e modificateli periodicamente, evitando di inserire informazioni personali all’interno del nome (meglio Pasqualino123 di Pasqualino94). Ripulite periodicamente cronologia di navigazione e cookie. Proteggete anche i dati nel vostro hard disk: programmi come Bitlocker, per Windows, e FileVault, per Mac (sono solo i più noti di una lunga lista), permettono di crittografare i propri contenuti e bloccano qualunque tentativo di hackeraggio.

Su Facebook, rendete i vostri contenuti visibili solo ad amici (che avrete selezionato con cura) e per porre rimedio a errori del passato esistono software come Facewash, che ‘ripuliscono’ la vostra reputazione online da contenuti imbarazzanti. Se siete soliti pubblicare materiale forte e controverso, utilizzate uno pseudonimo. Non è vigliaccheria ma semplice tutela della vostra immagine; forse oggi non ricoprite alcuna carica e siete ‘intellettualmente’ liberi, ma magari domani quei contenuti potrebbero crearvi problemi in ambito professionale.

I cyberbulli potreste essere voi. Ricordate, non tutti hanno la stessa soglia di percezione del pudore. Un contenuto che a voi può apparire come innocente o scherzoso potrebbe essere imbarazzante per qualcun altro. Non pubblicate contenuti riguardanti terze persone se non siete assolutamente sicuri di non ferire l’intimità del diretto interessato.

Difendetevi anche nello spazio fisico! Inserite password d’accesso ai vostri PC, smartphone e tablet. Non lasciate i vostri dispositivi alla mercé di chiunque, spesso le situazioni più imbarazzanti nascono da intenti ludici e scherzosi.

Articolo di Danilo De Luca pubblicato su Wired il 4 dicembre 2014

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...