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L’immigrato fa notizia, e non più soltanto in cronaca nera

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C’è sempre più attenzione rispetto al fenomeno dell’immigrazione, soprattutto sotto l’aspetto legislativo e amministrativo.
Lo si evince leggendo i principali quotidiani nazionali. Ed è quanto emerge da “Notizie alla deriva”: il secondo rapporto annuale dell’associazione Carta di Roma

ROMA – Boom di immigrazione, dunque. Per capire quale sia l’immagine dei migranti sulla stampa italiana nel 2013, il rapporto prende in esame le prime pagine di quattro quotidiani: Repubblica, Corriere della Sera, Giornale e Unità. I risultati?

Nel 2013, in base ai dati analizzati dall’università di Bologna, la copertura sui temi dell’immigrazione è quasi raddoppiata (su 3 dei 4 quotidiani presi in esame è più che raddoppiata). Aumento determinato soprattutto da alcune storie seguite a lungo. Tra queste: il naufragio del 3 ottobre 2013, le notizie relative all’allora ministro Cécile Kyenge e agli insulti razziali subiti e lo scandalo del centro di identificazione di Lampedusa. “Risulta particolarmente aumentata – si legge nel rapporto – l’incidenza delle notizie su legislazione e amministrazione (+31%), sui flussi migratori (+9%) e sul razzismo (+8%), mentre sono in calo quelle relative alle notizie che rientrano nell’argomento società (-13%) e cronaca nera (-10%)”.

Prime aperture. La fotografia 2013 conferma una netta prevalenza delle posizioni di apertura, “intese come rappresentazioni in cui i fenomeni collegati ai migranti vengono rappresentati in maniera positiva”, rispetto a quelle di chiusura. Va detto però che a tali rappresentazioni “positive” corrisponde nella maggior parte dei casi “una raffigurazione passivizzante del migrante: migrazione subita a causa di condizioni estreme, situazioni in cui i migranti sono raffigurati come vittime, iniziative amministrative o sociali che i migranti subiscono in modo passivo. Trova meno spazio la rappresentazione mediatica dei migranti in chiave attiva: l’idea del progetto migratorio, per esempio, o l’attivarsi in prima persona dei migranti”. Anche i talk show propongono uno stile drammatizzante, che sfocia in alcuni casi nel pietismo, definendo i migranti di volta in volta come “profughi”, “disperati”, “poveretti” e in generale “mantenendo un tono di empatia e partecipazione in cui i migranti sono presentati essenzialmente come vittime”.

Conclusioni. “In primo luogo – scrive il rapporto – la rappresentazione dei migranti è caratterizzata dall’apertura. Questioni che a lungo sono state riconosciute come un problema della rappresentazione mediale dei migranti, come la prevalenza marcata delle notizie di cronaca nera, sembrano non caratterizzare più le prime pagine dei quotidiani nazionali. Inoltre, l’attenzione per il tema sembra crescente. Tuttavia, alcuni elementi problematici permangono, come la rappresentazione prevalentemente passiva di migranti e minoranze, o lo squilibrio di genere a favore degli uomini nella rappresentazione degli attori in prima pagina”.

Articolo di Vladimiro Polchi, pubblicato su Repubblica il 19 dicembre 2014

 

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