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Fairphone: il cellulare equo e solidale

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Progettato e prodotto secondo i più rigidi criteri di rispetto dell’uomo dell’ambiente

Dopo il cibo e l’abbigliamento equi e solidali, sembra che questo concetto abbia invaso anche il campo dell’elettronica, come dimostra il progetto FairPhone.

Giusto per chiarezza, FairPhone è il nome di uno smartphone prodotto da una fondazione omonima olandese, nata nel Marzo 2011 con lo specifico intento di produrre cellulari in condizioni di equità per i lavoratori e l’ambiente coinvolti nella produzione.

Molto poco seguito è stato dato in passato a questo progetto, in quanto nell’ambito dell’elettronica di consumo, i concetti di equo e solidale sembrano molto più difficili da applicare che in altri settori produttivi. Nel settore delle telecomunicazioni, infatti, imporre una catena di produzione completamente equa è difficilissimo, in quanto i problemi etici di uno smartphone cominciano dall’estrazione delle materie prime per produrre i componenti fino allo smaltimento dei rifiuti elettronici.

Queste difficoltà non hanno comunque fermato FairPhone che, nonostante tutto e in barba ai grossi produttori mondiali e ai loro impegni formali spesso non concretizzati, ha finalmente ufficializzato lo smartphone etico e ne ha aperto la prevendita in Europa, con consegna garantita per il prossimo autunno.

L’eticità di FairPhone inizia dalle materie prime: l’associazione ha collaborato con Conflict-Free Tin Initiative per trovare minerali (cobalto, Columbite-tantalite, stagno) “senza sangue” in Congo, provenienti da miniere che non sfruttino il lavoro minorile, che mantengano la dignità di trattamento, orario e salariale dei lavoratori e che non alimentino il flusso di soldi verso i signori della guerra civile, che acquistano armi per infiammare un conflitto che è costato quattro milioni di morti.

La collaborazione con Labor Voices assicura che le condizioni di lavoro per l’assemblaggio siano eque, per evitare di incappare in problematiche simile a quelle avute presso la taiwanese Foxconn, mentre sempre in modo solidale, Geeksphone ha curato la progettazione e Closing The Loop si occupa di recuperare materiali dalle discariche di rifiuti elettronici per ottenere uno smartphone facilmente riciclabile.

Nonostante tutto, per necessità, il primo modello proposto non sarà al 100% etico ma andrà migliorando in questo senso ad ogni nuova versione proposta, anche grazie all’aiuto del medialab Waag Society, dell’ONG ActionAid e di un’agenzia di comunicazione.

Così facendo e proseguendo lungo questa strada di iniziative e accordi, FairPhone si affaccia sul mercato con tecnologie già in commercio, per risultare credibile ai suoi futuri utilizzatori già dal primo momento.

FairPhone quindi avrà un processore quad-core MTK658

9M con 1 GB di RAM e 16 GB di memoria di sistema. Lo schermo sarà un qHD da 4,3 pollici con vetro Dragontrail Glass e il tutto sarà reso operativo da un sistema Android 4.2, anche se sembra che FairPhone mirasse all’uso di Ubuntu for phones. Il tutto sarà condito da un reparto multimediale con doppia videocamera con risoluzione da 1,3 Mpixel (frontale) e 8 Mpixel con autofocus (posteriore). Nel peso di soli 165 grammi sarà presente un doppio alloggiamento per due SIM (dispositivo dual-SIM), mantenute entrambe attive in modalità DSDS (Dual Sim Dual Stand-by) da una batteria da 2000 mAh, che alimenterà anche il GPS, il WiFi, il Bluetooth e i sensori di luce, di accelerazione e di prossimità. La connettività è garantita da una connessione USB, mentre l’espandibilità avverrà tramite microSD.

Tutto questo sarà offerto online sul sito Web della fondazione al prezzo concorrenziale di 325 euro, per coprire i costi di produzione solidale.
La disponibilità sarà garantita con un minimo di 5000 ordini, anche se nel progetto sono già coinvolti carrier internazionali del calibro dell’olandese KPN e di Vodafone UK, che hanno già dato il loro contributo con un acquisto di 1000 terminali.

La domanda da porsi è se gli utenti, essendo a conoscenza di tutto questo, a parità di prezzo saranno portati ad acquistare questo prodotto piuttosto che uno di un blasonato marchio concorrenziale a equità zero.

Articolo pubblicato su Il punto informatico il 15 maggio 2013

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