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Cassazione: è diffamazione parlar male su Facebook anche senza fare nomi

Annullato il proscioglimento di un maresciallo della Gdf che sul proprio profilo aveva insultato un collega senza nominarlo. Perché si configuri il reato “è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa”

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ROMA – Chi parla male di una persona su Facebook, senza nominarla direttamente, ma indicando particolari che possano renderla identificabile, va incontro a una condanna per diffamazione. Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio l’assoluzione, pronunciata dalla Corte militare d’Appello di Roma, nei confronti di un maresciallo della Guardia di Finanza di San Miniato (Pisa) che, sul proprio profilo Fb, aveva usato espressioni diffamatorie nei confronti del collega che lo aveva sostituito in un incarico.

“Attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di un collega raccomandato e leccaculo…ma me ne fotto per vendetta….” scriveva sul Facebook il maresciallo, condannato in primo grado a tre mesi di reclusione militare (con i doppi benefici) per diffamazione pluriaggravata, poi assolto dalla Corte militare d’appello di Roma dato l’anonimato delle offese sul social network che impediva, secondo i giudici, di arrivare al diretto interessato. Il procuratore generale militare aveva quindi impugnato la sentenza di secondo grado in Cassazione.

Ricorso che la Suprema Corte ha ritenuto fondato, disponendo un nuovo processo d’appello. “Ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione – si legge nella sentenza depositata oggi – è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa”.

Osservano i giudici di ‘Palazzaccio’: “Il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due”.

Ai fini di tale valutazione, conclude la Corte, “non può non tenersi conto dell’utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, nè alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona”.

Articolo pubblicato da Repubblica il 16 aprile 2014

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Più di mezzo mondo è escluso da Internet

Oltre 4 miliardi di persone sono ancora fuori dalla Rete. L’Italia è decima per numero di connessioni, con una velocità media di 5,6 Mbps

La Rete è un potente strumento di inclusione e, vista l’idea di nodi tra loro collegati che richiama e il grande potenziale in termini di capillarità di diffusione che possiede, si è facilmente portati a pensare che i suoi servizi siano un beneficio alla portata di tutti. Lo stesso acronimo www (world wide web) sembra evocarne l’inequivocabile estensione universale sotto forma di invisibile ragnatela globale.

Così non è. Secondo il Rapporto sullo Stato di Internet di Akamai, più della metà della popolazione mondiale è tagliata fuori dal Web. I dati, aggiornati al quarto trimestre dello scorso anno, presentano un mappamondo spezzato in due: Continua a leggere


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Fairphone 2, lo smartphone equo diventa modulare

Il produttore “etico” lancerà a fine anno un nuovo telefono, di cui sarà possibile smontare e cambiare i componenti interni

 

 

Dopo il buon successo del primo modello, l’azienda olandese Fairphone torna in scena con un nuovo gadget, sempre fedele alla filosofia di realizzare telefoni secondo principi etici nella scelta dei materiali e nel processo di produzione. Ma con il Fairphone 2 hanno intenzione di spingersi ancora oltre. Continua a leggere


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Fairphone: il cellulare equo e solidale

Progettato e prodotto secondo i più rigidi criteri di rispetto dell’uomo dell’ambiente

Dopo il cibo e l’abbigliamento equi e solidali, sembra che questo concetto abbia invaso anche il campo dell’elettronica, come dimostra il progetto FairPhone.

Giusto per chiarezza, FairPhone è il nome di uno smartphone prodotto da una fondazione omonima olandese, nata nel Marzo 2011 con lo specifico intento di produrre cellulari in condizioni di equità per i lavoratori e l’ambiente coinvolti nella produzione.

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Facewash per ripulire il proprio profilo

Inventato da tre studenti, l’app permette di ricercare parole su Facebook ed eliminarle dalla propria vita digitale

MILANO – Nella vita reale per ripulire la reputazione ci vogliono anni, in quella digitale basta un’app. Si chiama Facewash, letteralmente lavaggio del viso, e rimuove tutte le impurità da un’altra faccia ben conosciuta, quella di Facebook o faccialibro, che dir si voglia.

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Come gestire la privacy su Internet, tra cloud e social network

Il web tra democrazia, diritto all’oblio e minacce. Come difendere il diritto alla privacy su internet senza troppi sforzi

Privacy su internet

Le foto scippate dall’iCloud di star come Jennifer Lawrence, Rihanna e Hillary Duff hanno acceso un nuovo campanello d’allarme sul tema della privacy su Internet, anche se Continua a leggere


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Internet: s’infervora negli States il dibattito sulla neutralità di Internet | euronews, mondo

Il dibattito si infervora negli Stati Uniti, sull’ipotesi che un operatore via cavo possa decidere di fornire una corsia preferenziale a chi paga di più.

La discussione pubblica è stata aperta nel maggio scorso, per sei mesi, dalla FCC, la Federal Communication Commission, il cui presidente è stato nominato da Barack Obama.

E Obama, quando mancano un paio di settimane alla chiusura, non ha esitato a schierarsi:

“I provider di Internet – dice – hanno l’obbligo legale di non bloccare o limitare il vostro accesso a un sito web. Le compagnie che gestiscono il cavo non possono decidere in quali negozi online potete comperare o quali servizi di video in streaming potete usare, e non possono consentire a un’azienda di pagare per avere la priorità sulle altre”, ha detto il presidente degli Stati Uniti, proprio mentre alcuni utenti manifestavano davanti a casa di Tom Wheeler, il presidente della FCC.

“Facebook sarebbe riuscita ad emergere se MySpace avesse avuto una corsia preferenziale? E YouTube, sarebbe riuscita a emergere se l’operatore avesse potuto rallentarne il servizio dicendo ‘sai, preferiamo che non ci sia del video online che non possiamo controllare?’ “. Domande che si pone un analista, in compagnia dei quasi quattro milioni di cittadini americani che hanno reagito alla proposta della FCC, e con loro anche non poche aziende della Silicon Valley.

Articolo pubblicato su http://it.euronews.com il 3 novembre 2014

 


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Apple Pay? In Kenya esiste da dieci anni ed è offerto da una società affiliata a Vodafone

L’antesignano di Apple Pay è M-PESA che viene offerto da Safaricom, società affiliata a Vodafone: viene utilizzato da due kenioti adulti su tre – Le transazioni incidono per il 30% del Pil del Kenya

Il sistema di pagamento elettronico Apple Pay, lanciato con il nuovo iPhone 6, è già un successo negli Usa: nel suo mercato di riferimento la mela morsicata è stata responsabile dell’1% di tutti gli acquisti digitali nel mese di novembre, durante il quale il 60% dei nuovi clienti Apple Pay lo ha utilizzato più di una volta, per una media di 1,4 transazioni la settimana. Numeri apparentemente strabilianti, ma irrisori rispetto a quelli del… Kenya.

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Symantec inventa i primi jeans anti-hacker | Panorama

L’azienda che produce Norton ha sviluppato un paio di jeans dotati di tasche che schermano smartphone e documenti digitali dagli scanner RFID

 

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Considerato l’andazzo, non era così difficile prevedere che prima o poi, sull’onda di tutti questi dispositivi indossabili, sarebbero spuntati anche dei capi d’abbigliamento dedicati alla protezione dei suddetti dispositivi.

A questo proposito Symantec, l’azienda produttrice dello storico antivirus Norton, ha sviluppato due soluzioni di abbigliamento appositamente progettate per fornire un ulteriore strato di protezione a chi tende ad andare in giro con uno smartphone o undocumento digitale (praticamente chiunque) in tasca. Continua a leggere