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Appunti su: economia, società, ambiente e solidarietà


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Le lame di Melilla

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Il governo spagnolo ha deciso di ricollocare le lame sulla parte alta della recinzione che segna il confine tra l’enclave di Melilla e il Marocco. “È come un ritorno al passato, a sei anni fa”, sottolinea il quotidiano El País. Perché le lame, che si mimetizzano nel filo spinato, erano state eliminate nel 2007 per i profondi tagli che causavano alle mani e alle gambe dei migranti che cercavano di saltare la doppia barriera di ferro della frontiera. Dopo le proteste di organizzazioni non governative spagnole e internazionali, erano state sostituite con una terza barriera di metallo.

La triplice barriera di sei metri di altezza che separa il Marocco da Melilla non era sufficiente. Continua a leggere


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Il muro di acqua chiamato Adriatico

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Ogni anno alcune migliaia di migranti e richiedenti asilo affrontano un viaggio drammatico cercando di raggiungere l’Italia dalla Grecia nascosti nei traghetti che solcano l’Adriatico. In nove casi su dieci coloro che vengono scoperti durante il viaggio o allo sbarco sono respinti – “riammessi” è il termine formale – dalle autorità italiane verso la Grecia, un paese devastato dalla crisi economica e da una violenza xenofoba senza precedenti, dove il diritto d’asilo non viene di fatto garantito e dove migranti e rifugiati devono spesso affrontare condizioni di vita inumane e degradanti. Di questa “emergenza democratica” si occupa “Riammessi”, la nuova “scheggia” di Za che è stata proiettata in anteprima venerdì 14 novembre, durante la presentazione di “Porti insicuri”, rapporto sulle riammissioni dai porti italiani alla Grecia e sulle violazioni dei diritti fondamentali dei migranti, a cura di Medici per i Diritti Umani in collaborazione con Asgi. Si tratta di un breve video-reportage realizzato da Paolo Martino a Patrasso tra i migranti che hanno vissuto l’esperienza del respingimento e tra coloro che sono in attesa di imbarcarsi per l’Italia.

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Riammessi. Saddam, Hamza e Omar si lasciano alle spalle migliaia di chilometri. Le rotte che hanno percorso partono dalle macerie della guerra afghana, dal Corno d’Africa, dal Medio Oriente. Arrivati in Grecia, ormai a un passo dall’Europa che sognano, trascorrono mesi nelle retrovie del porto di Patrasso nel tentativo di imbarcarsi nelle grandi navi che solcano l’Adriatico. Continua a leggere